Dopo i gravi incidenti di domenica scorsa negli stadi di calcio, Roma temeva nuovi disordini, mercoledì 14 novembre, in occasione delle esequie del giovane tifoso romano ucciso da un poliziotto.
Martedì i siti internet e i blogs dei principali gruppi ultras della penisola hanno invitato i tifosi a convergere verso la capitale per rendere l’estremo saluto al “povero Gabriele Sandri”. Al di là della spontanea reazione a un torto della polizia, le autorità ipotizzano che alla base dei disordini di domenica sera a Roma possa ravvisarsi una matrice politica.
Il capo della polizia, Antonio Manganelli, ha sottolineato “l’organizzazione militare” degli assalti condotti dai giovani manifestanti contro una caserma dei carabinieri e un commissariato di quartiere. Manganelli ha ricordato che esiste “una forte componente politica a carattere neofascista nei gruppi ultras”. Il sospetto che non si tratti di una semplice violenza legata al calcio è stata ripresa martedì dal ministro dell’interno, Giuliano Amato, davanti la Camera dei deputati: “Nuclei sovversivi alimentano l’estremismo presso i tifosi,” ha dichiarato Amato. “Essi cercano di arruolare numerosi giovani come militanti armati che trovano nella lotta alla polizia la propria identità.”
I quattro ragazzi arrestati durante gli incidenti sono stati accusati di “terrorismo” e potrebbero rischiare fino a dieci anni di carcere. Per il sociologo Franco Ferrarotti, intervistato da Il Corriere della Sera, si tratterebbe di una operazione “sapientemente montanta in reazione a un caso isolato, con l’obiettivo ben preciso di lanciare un attacco contro il potere”.
La polizia è un simbolo dello Stato che è sempre più spesso preso di mira da diversi gruppi di ultras, soprattutto dopo la morte di un poliziotto, avvenuta durante gli scontri di Catania del febbraio scorso. “Tra le forze dell’ordine e i tifosi si è creato nel tempo una dinamica d’interazione negativa”, riassume la sociologa Donatella Della Porta.
I politici si sforzano in maggioranza a circoscrivere il fenomeno all’ambito del calcio, ma comincia ad emergere la dimensione politica e sociale degli avvenimenti violenti degli stadi. “Da noi, non ci sono periferie in rivolta come in Francia nel 2005,” scrive La Stampa, martedì 13 novembre. “Il problema è che le nostre periferie sono dentro i nostri stadi, o meglio, attorno agli stadi.”
“CALDERONE DI COLLERA”
Secondo il sociologo Massimo Ilardi, la violenza ricorsiva del calcio è rappresentativa di un paese mosso da “uno stato di agitazione costante che alimenta un calderone di collera sociale, nella quale si mischiano istanze pubbliche e private”.
Lo stadio di calcio come cassa di risonanza di un profondo malessere politico e sociale? E’ l’analisi di alcune stelle del calcio: “Per il governo ogni occasione è buona per imputare al calcio i problemi della società italiana,” osserva Clarence Seedorf, l’olandese del Milan, il club di proprietà di Berlusconi. “Nella gente c’è malcontento. Alcuni vengono allo stadio per esprimere sentimenti tutt’altro che pacifici, ma non sono legati ad una delusione sportiva. E’ tutta la società che manca di leader e chiarezza.”
Buona metà dei 529 gruppi di ultras registrati dall’Osservatorio sulla sicurezza del ministero dell’interno ostentano chiaramente un colore politico, dall’estrema destra per 72 di essi, all’estrema sinistra per altri 35. Alcuni osservatori, come Franco Ferrarotti, ritengono che questi gruppi sono “forse un partito trasversale in procinto di nascere” nella misura in cui “la politica si scosta sempre più dal suo solco ufficiale”. Studioso del fenomeno ultras, Alessandro Dal Lago è invece dubbioso, perché “essi non hanno alcun progetto.”
Secondo la polizia, molti avrebbero l’intenzione di incontrarsi a Genova, sabato 17 novembre, dove le organizzazioni “no global” manifesteranno contro l’annullamento della commissione d’inchiesta sulle violenze del G8 del luglio 2001, nelle quali un manifestante fu ucciso da un carabiniere.
Leader del movimento “no global”, Luca Casarini ha spiegato che vedrebbe di buon occhio un simile rinforzo: “L’impunità della polizia non è un problema di schieramento politico. E’ un problema di democrazia e indignazione generale.”
Jean-Jacques Bozonnet, LeMonde.fr, 14.11.2007
Traduzione http://pulchravox.wordpress.com